QUESTA È LA REGOLA

    7-Oct-2018

     

     

     

    Ogni musicista sa perfettamente che non si impara a suonare uno strumento leggendo libri, ma esercitandosi ogni giorno per anni e anni. Questo vale anche per la composizione.

    Nel  periodo barocco spesso lo strumentista era anche compositore quindi la mente musicale veniva plasmata  da un incessante lavoro su materiali che difficilmente si trovavano su trattati, ma spesso nascevano dalle intuizioni dei maestri. Quindi gli allievi dell'epoca non avevano trattati dove esercitarsi ed apprendere l'arte, ma facevano una sorta di apprendistato presso le umili "officine" dei maestri. Nonostante ciò nel periodo barocco i trattati di contrappunto, di composizione ed esecuzione sono stati comunque scritti ma hanno avuto altre funzioni e altre sono state le motivazioni. I destinatari di tali trattati sono stati i "dilettanti", i rampolli delle classi elevate europee ai quali lo studio della composizione, della musica veniva consigliato come completamento dell'istruzione. Oggi invece lo studente è indotto a consultare i trattati per apprendere il contrappunto, la fuga o l'armonia. E non di raro lo studente si chiede perché dare la caccia alle quinte e alle ottave se poi Puccini è Debussy ne fanno volutamente uso. A che serve studiare la fuga se poi lo stesso Bach spesso non ne rispetta le regole? A queste domande può venirci d'aiuto la risposta sintetica che Bruckner diede ai suoi allievi: "Ecco signori questa è la regola. Naturalmente io non scrivo così". 

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