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GIORNO DELLA MEMORIA

Oggi la memoria non chiede parole forti, ma silenzio abitato. Un silenzio che ascolta. Nei lager, dove tutto era negato, la musica non fu ornamento ma resistenza: un filo sottile per restare umani quando l’umanità era stata sospesa.Penso ai compositori e agli esecutori che, tra fame e paura, affidarono alle note ciò che non poteva più essere detto. Ogni melodia era un atto di fede laica, un “io sono ancora qui” inciso nell’aria gelida.

La musica nei campi non cancellò l’orrore, ma lo attraversò. Non consolò, ma custodì. Fu memoria anticipata, testimone viva. Oggi, ricordare significa ascoltare quelle note senza retorica, con rispetto: lasciarle vibrare come nomi pronunciati a bassa voce.Finché una musica viene ricordata, una vita non è stata del tutto cancellata.


 
 
 

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